Rendimi la gioia della tua salvezza. TEMPO DI PASQUA 2022

26 Maggio 2022 0 Di Don Savino D'Amelio

I Lettura At.18,1-8
Quando Sila e Timòteo giunsero dalla Macedònia, Paolo cominciò a dedicarsi tutto alla Parola, testimoniando davanti ai Giudei che Gesù è il Cristo. Ma, poiché essi si opponevano e lanciavano
ingiurie, egli, scuotendosi le vesti, disse: «Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente. D’ora in poi me ne andrò dai pagani». Se ne andò di là ed entrò nella casa di un tale, di nome Tizio Giusto, uno che venerava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga. Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e molti dei Corìnzi, ascoltando Paolo, credevano e si facevano battezzare.

VANGELO Gv.16,16-20
Gesù disse ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi
vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire». Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia»

Il linguaggio di Gesù: ”Un poco e non mi vedrete…”non è diretto solo ai discepoli ma anche a ciascun cristiano e come era incomprensibile per i discepoli lo è anche per noi, a prima vista. Ma se ci lasciamo condurre dalla luce dello Spirito e della fede possiamo comprendere il significato dell’alternanza tra il “vedere” e il “non vedere”. Quando nella nostra vita avvertiamo la presenza di Dio, di Gesù Cristo, quasi palpabile, viviamo nella serenità e nella pace interiore ed anche esteriore è il tempo del “vedere il Cristo”,
ma presto ai “bei tempi” succedono tempi di oscurità, di sofferenze interiori, di incapacità a relazionarci con Dio, di freddezza, di tiepidezza ed anche di disavventure umane, è il tempo del “non vedere”. Quel “poco”è il tempo dell’attesa, della pazienza di chi sa che non dipende tutto dal proprio io, dai propri tempi, ma sa rispettare i tempi di Dio. Il “non vedere” è comunque un tempo breve per dare spazio al “per sempre”; il cristiano è uno che vive nella tensione verso l’infinito, verso l’eternità, sa che il chiccho sottoterra ha bisogno di buio per radicare la nuova pianta; nella cappellina della nostra casa a Chennai in India, sul Tabernacolo c’è la scritta “Be Rooted in (essere radicati in) e sotto ‘c’è il Tabernacolo in cui vive Cristo, anche se è nella oscurità, ma cè, è vivo.