Rinascere dall’alto per maturare nella fede

18 Agosto 2022 1 Di Maria Nives Zaccaria

Cari amici e amiche di donnacristiana, oggi ho pensato di iniziare questo nuova riflessione  sul tema della fede con la testimonianza di una cara lettrice del blog –  Katia Araldi – che si riferisce all’art. sulla “gioia di essere cristiani”. La trascrivo integralmente:

“Il tuo articolo mi ha aiutata a capire alcune cose importanti sulla fede e sulla preghiera. Non accade per caso: negli ultimi tempi sto facendo fatica a pregare, quella che fino a qualche anno fa era una serena, santa pratica quotidiana ora è divenuta una fatica contro la quale mi devo fare forza. Fatico a concentrarmi e pare ci sia sempre qualcosa che mi impedisce di mettermi in pace davanti al Signore anche solo per un quarto d’ora.

Il tuo articolo mi ha dato degli spunti interessanti, come quello di non aspettarsi che la devozione e la fede ci cadano dall’alto e una volta ottenute non si perdano più. Non è così. Vanno invece coltivate, volute attraverso un rapporto personale con il Signore.

La preghiera non è un chiedere, un’attesa di qualcosa che mi risolva i problemi o mi esaudisca i desideri; è una relazione con Dio, con il suo amore provvidente. Se Lo ami, tu puoi entrare in preghiera. Rapportandoti con qualcuno che ami e ti ama. Senza dimenticare che Colui a cui ti rivolgi è il Signore, onnipotente Creatore di ogni cosa. Avvicinandoti a Lui con amore e santo timor di Dio. Un caro abbraccio”.

 

Sono belle e pertinenti queste riflessioni di Katia e ci stimolano a continuare nella direzione intrapresa per far maturare in noi le condizioni che permettono di trasformare la fede – intesa come un insieme di verità in cui crediamo – in un modo concreto ed edificante di vivere la vita cristiana nel mondo.

Riflessione necessaria, dunque, perché si tratta di accogliere il mandato che Gesù Cristo ha affidato 2000 anni fa agli Apostoli e ai primi discepoli ed è affidato anche oggi a tutti i cristiani.

 

<< Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli >>  (Gv 13, 34-35).

 

<< Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura >> (Mc 16,15).

 

<< Ma il Paraclito, lo Spirito Santo  che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà ciò che io vi ho detto >> (Gv 14,26). 

 

Le sfide da affrontare sono le stesse per tutti:

ñ riscoprire la nostra identità di cristiani, come uomini e donne;

ñ per essere fino in fondo discepoli e discepole di Gesù Cristo;

ñ per essere uomini e donne fedeli al messaggio che Egli ci ha lasciato.

 

Queste sfide ci aprono ad un impegno che comporta un cammino di vera e propria “rinascita spirituale” o “rinascita dall’alto”. Lo aveva spiegato Gesù stesso a Nicodemo, un capo dei Giudei che era andato a parlare con lui di notte, come ci ricorda il Vangelo di Giovanni:

 

    «Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».

Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito.  Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito» (Gv 3, 1 – 8).

 

“Rinascere dall’alto”

significa che nella persona avviene qualcosa che la fa avanzare nella vita cristiana; da uno stato di grazia a un nuovo stato di grazia; da un modo di essere/ di vivere/ di fare a un nuovo modo di essere / di vivere / di fare.

 

Un nuovo stato di grazia che corrisponde ad una nuova presenza e azione dello Spirito Santo nella persona e che permette di abbandonare la vita di prima e di vivere la “vita nuova”, cioè la vita che deriva da Gesù Cristo e dall’essere in Cristo (cf. 1 Cor 3, 1-4; Gal. 5,19 – 25).

Grazie a queste diverse fasi della vita spirituale si può arrivare alla condizione di cristiani adulti, che hanno abbandonato le opere della carne, come insegna San Paolo in diversi passi delle sue Lettere.


Prima Lettera ai Corinzi:  (Testo CEI2008, online)

3, 1 – 4 – Era Dio che faceva crescere

<< Io, fratelli, sinora non ho potuto parlare a voi come a esseri spirituali, ma carnali, come a neonati in Cristo. Vi ho dato da bere latte, non cibo solido, perché non ne eravate ancora capaci. E neanche ora lo siete, perché siete ancora carnali. Dal momento che vi sono tra voi invidia e discordia, non siete forse carnali e non vi comportate in maniera umana? …>>.

 

Lettera ai Galati:

<< Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio >> (Gal 5, 19 – 21)

 

e portano come frutto le opere dello Spirito

<< Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito >> (Gal 5, 22 – 25).

 

Si apre così la strada verso la maturità umana e cristiana.

Una strada che comporta:

ñ diversi livelli di conversione

ñ la conoscenza e comprensione della Parola di Dio e delle Verità della fede;

ñ la formazione .

 

Per un cammino che si avvale dei contributi apportati dalle scienze umane, di cui parleremo nel prossimo articolo.

 

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