La tua Parola mi fa vivere. TEMPO per ANNUM

12 Settembre 2022 0 Di Don Savino D'Amelio

I Lettura 1 Cor.11,17-26.33
Fratelli, non posso lodarvi, perché vi riunite insieme non per il meglio, ma per il peggio. Innanzi tutto sento dire che, quando vi radunate in assemblea, vi sono divisioni tra voi, e in parte lo credo. È necessario infatti che sorgano fazioni tra voi, perché in mezzo a voi si manifestino quelli che hanno superato la prova. Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga. Perciò, fratelli miei, quando vi radunate per la cena, aspettatevi gli uni gli altri.

Vangelo Lc. 7,1-10
Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

“L’Eucarestia fa la Chiesa. E la Chiesa fa l’Eucarestia” è una massima di un grande teologo del secolo scorso, H.de Lubac, frutto di una esperienza di vita cristiana; è una verità limpida e irrinunciabile;in negativo, dice che non c’è Eucarestia senza Chiesa e non c’è Chiesa senza Eucarestia. San Paolo nella prima lettura rimprovera i cristiani di Corinto perché fanno dell’incontro in assemblea (era in pratica la nostra S. Messa) momento di divisione, di favoritismi ecc.; poi trasmette “ciò che ha ricevuto” e narra dell’istituzione dell’Eucarestia. La Chiesa celebra e realizza l’Eucarestia, che non solo è cibo e bevanda per nutrire l’anima, ma è il segno della comunione fraterna, della “ecclesia”, da cui deriva la parola Chiesa, dell’amore concreto vicendevole. Ma è fondamentale che il cristiano viva dell’Eucarestia perché si realizzi veramente la Chiesa. Meditiamo e confrontiamo le nostre realtà ecclesiali (le nostre parrocchie!!!).