La tua Parola mi fa vivere. TEMPO per ANNUM

1 Ottobre 2022 0 Di Don Savino D'Amelio

I Lettura Gb. 42,1-3 e seg.
Giobbe prese a dire al Signore: «Comprendo che tu puoi tutto e che nessun progetto per te è impossibile. Chi è colui che, da ignorante, può oscurare il tuo piano? Davvero ho esposto cose che non capisco, cose troppo meravigliose per me, che non comprendo. Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto. Perciò mi ricredo e mi pento sopra polvere e cenere».

Vangelo Lc.10,17-24
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perchéi vostri nomi sono scritti nei cieli». In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

“Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto.” Per conoscere le persone non ci si può né accontentare né fidare del “sentito dire”, o avremmo una conoscenza superficiale o, spesso, distorta. Se questo vale per le persone, a maggior ragione di Dio; non ci possiamo accontentare di una conoscenza libresca, o del solo Catechismo (chissà che fine ha fatto quella conoscenza!!!). Giobbe scopre dopo tutto il travaglio della sofferenza, del dialogo, della rivelazione che Dio gli ha fatto chi è veramente Dio “ora i miei occhi ti hanno veduto”; ricordiamo l’Evangelista Giovanni che davanti al sepolcro “vide e credette” ciò che, in quel momento, non si dice di Pietro.
La conoscenza di Dio è frutto sì di ascolto della Parola di Dio, sì di manifestazioni religiose, ma per poterlo “vedere” è necessario vivere nell’amore, che è partecipazione alla sua sofferenza, al rinnegamento di sé; è capire che Dio non ragiona a modo nostro, “le mie vie non sono le vostre vie”, che non ci abbandona mai, anche quando, nei momenti bui della nostra vita e della nostra fede, sembra lontano o inesistente. Questo fa sì che i nostri nomi siano scritti nei cieli, cioè nel cuore di Dio, perché possiamo vederlo, contemplarlo e gioire.